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Libertà di far cosa?

26 novembre 2010

Qualche sera fa mi trovavo a cena in Slovenia. A tavola in una sorta di pub d’altri tempi, d’un paesino tra i boschi del carso.
Il tale che aveva trascinato lì me e miei compagni d’avventure è del posto ed è anche evidentemente un appassionato “politico” (in quell’accezione che mi piace usare, di uomo comune che s’interessa degli altri oltre che di se stesso). L’occasione è per me unica per una domanda che non capita spesso di poter fare: la slovenia capitalista è davvero meglio dell’ex Jugoslavia comunista? State meglio o peggio di prima? So ch’è passato abbastanza tempo dalla loro svolta per avere una risposta scevra da facili entusiasmi o rabbie del primo momento. 
Il mio interlocutore risponde infatti con tutta calma e pondera bene le parole. …mi dice: stavamo meglio prima (escluse le follie della guerra, certo), qui una volta nessuno aveva la villa protetta da guardie o il macchinone ma tutti avevamo un lavoro,  dal giorno dopo la fine degli studi alla pensione.
Ingenuamente ribatto: si, peró, adesso siete liberi di fare, dire, brigare. …
Lui, scaldandosi, ribatte con un’ovvietà: liberi di fare cosa? La libertà è una parola vuota se devi vivere con 300 euro al mese in un paese che insegue il capitalismo globale. Ovviamente continua con vari esempi che peró non aggiungevano nulla al fatto.
Sono tornato in hotel riflettendo su quella chiacchierata ed ancora adesso stento a capire e trovare dentro di me le parole. Mi attanaglia la domanda: siamo davvero liberi? Liberi di far cosa? Per non parlare del fatto che quelli di noi che hanno più disponibilità (economica) e quindi più libertà (teorica), stanno prendendosi la libertà di sfruttare chi è più debole, anche se inconsciamente,  in questo sistema. Tutto ciò ha senso e,  soprattutto, durerà? Siamo davvero al punto di rimpiangere un sistema che abbiamo per anni definito regime?
Buona vita a tutti
Io non mi allineo

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2 commenti leave one →
  1. 28 novembre 2010 19:14

    Sai che sono perfettamente d’accordo. Però una provocazione da aggiungere ce l’ho: ai tempi della jugoslavia gli sloveni (che, beninteso, lì dentro erano anche i più ricchi, e lavoravano spesso per il privato, che in jugoslavia c’era) erano davvero stufi di contribuire al mantenimento dei serbi che invece, votavano a sinistra e si erano accomodati nei posti pubblici (militari, professori, magistrati, poliziotti) pretendendo la guida del paese in virtù di autoattribuiti “debiti storici”.
    Gli sloveni erano quattro gatti e senza etnia serba nel territorio: a separarsi ci misero 20 giorni, con non più di 10 morti: la stessa serbia capì che non era il caso di insistere. Ma coi croati, più importanti e con un bel 25% di serbi nel territorio, fu decisamente più un casino, per non parlare della bosnia! In breve: i serbi, l’etnia meno capitalista della jugoslavia, prima di mollare la libertà altrui ci hanno pensato due volte.

    quand’è che passi dalle nostre parti? A presto!

  2. 27 novembre 2010 11:37

    Non siamo assolutamente liberi, e spesso non lo sappiamo, questa è la parte peggiore dell’ingranaggio.
    LaStancaSylvie

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