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Diario di viaggio, 20 aprile 2010 (ovvero lettera dal treno all’amico vulcanetto)

20 aprile 2010

Scrivo da un intercity che mi porta da Napoli a Palermo. Il treno va a 30 km/h e si ferma ogni 10 minuti. La connesione mobile fa cagare. Fuori piove ma il cielo ha nuvole alte, mi godo il Vesuvio ed i colli intorno.

Sono in treno ormai da stamattina presto (partenza da Milano). Grazie alle prese di corrente che ci sono su tutti i treni ed alla connessione mobile, ho lavorato mentre la sedia su cui ero seduto attraversava l’Italia. Comodo, concentrato. In sei ore ho fatto quello che in open space ieri non sono riuscito a fare in 8. Sarà un mio problema, comunque sono contento di esser sulla via di casa e della mia tranquillità. Certo se non avessi nemmeno avuto la connessione mobile ed il portatile, avrei passato queste ore a leggere uno dei nuovi libri che ho preso sabato mattina in libreria. Mi sarei goduto questo viaggio ancor di più. Ad ogni modo, questo è un altro paio di maniche (o di mutande, come dice qualcuno che conosco).

Voglio in realtà parlare del nostro simpatico amico islandese, il vulcanetto dal nome impronunciabile. L’amico vulcano, pian piano, sta mettendo in crisi l’intera europa e, di conseguenza, mezzo mondo. Sento la gente in questi giorni, leggo le interviste sui giornali ed alla tivvù. La gente divisa tra chi è in delirio o potenzialmente in delirio (almeno il 60%, secondo le mie statistiche) per gli aerei che non partono, le connessioni mancate, il timore di non poter più comprare il mango o il sushi a milano e così via, chi guarda incuriosito ma se ne frega (35%) perchè tanto l’aereo non lo prende che una volta ogni 5 anni e quindi…..Infine c’è chi (5%) da questa storia ne ha ricavato una riflessione sul nostro modo di vivere. Su quanto siamo impotenti ed inermi nonostante continuiamo a pensare d’esser padroni di tutto o su quanti vantaggi stiamo in effetti ricavando da questa pausa forzata dalla quotidianità. Beppe Servegnini e Massimo Fini, tra gli altri, hanno pubblicato interessanti riflessioni sul tema.

La riflessione, per fortuna, coinvolge anche la gente comune. In molti cominciano a mettere in discussione il loro modo di approcciarsi ai trasporti “cheap” che, proprio per questo, si sono moltiplicati includendo una buona componente di viaggi inutili. Persone ma anche cose: inutilmente in viaggio. L’amico vulcanetto islandese, è ufficiale, ci sta facendo un gran favore. Se anche continuasse a sparar cenere e causasse il tracollo irreparabile di tutte le compagnie aeree europee, penso, non potremmo che trarne vantaggi. Magari è la volta che a qualcuno tra i nostri governanti viene in mente di ripensare al modello di vita ed organizzazione economica e sociale che stiamo portando avanti. (forse quest’ultima è proprio una speranza destinata ad esser delusa). Magari è anche la volta che i limiti di questo modello liquido (come lo definisce il Prof. Bauman), fatto di momenti puntiformi che si susseguono l’un l’altro almeno finchè tutto va liscio (cioè finchè prenoti un volo subito dopo esser tornato da un viaggio o compri sempre l’ultimo ritrovato in materia di tecnologia, anche se il penultimo lo hai comprato 1 mese fa), vengano a galla. Potrebbe (se l’amico vulcaneto va avanti per un anno, come sarebbe capace di fare) esser la volta che il modello consumistico esasperato, quello che ha fatto sì che l’economia ormai vada avanti alla giornata (vedi le compagnie aree, tre giorni di stop e già rischiano di fallire) così come le nostre vite, sempre di corsa su una pista molto precaria, vada definitivamente a farsi fottere.

Comunque, per venire a me, senza l’amico vulcanetto avrei passato la giornata di ieri in riunione con coda di cena fuori per intrattenere l’ospite. Tutto adesso è stato rimandato a domani, in tele-video-conferenza (che posso seguire ovunque io mi trovi). Stessi contenuti. Ecco fatto.

Senza il vulcanetto, inoltre, oggi sarei stato in open space fino alle 16, poi sarei corso in taxi a Linate col terrore della coda in tangenziale, avrei preso l’aereo al volo per arrivare a casa alle 20. Sfinito. Sto invece passando la giornata in treno, tra lavoro, libri, blog, paesaggi, riflessioni, silenzio. Arriverò a casa a mezzanotte. Stanco, certo (è pur sempre un viaggio da 1,500 km), ma non sfinito e sopraffatto dai ritmi da criceto.

L’amico vulcanetto ha anche ridato il sorriso a noi geologi: la forza della natura non la puoi fermare, andiamo dicendo con aria soddisfatta.

Insomma, non ci ha fatto che bene.

Ciao amico vulcanetto, ti auguro ogni bene e spero ci terrai compagnia per un pò ancora.

Buona vita a tutti

Io non mi allineo

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One Comment leave one →
  1. 25 maggio 2010 06:23

    Ciao, belle riflessioni, Io la penso proprio come te, quando capita di parlarne con la gente i personalmente dico che spero che la nuvola vada avanti per decenni, servono delle emozioni e situazioni forti per cambiare e forse questa e’ una di quelle.

    QUi e’ un link all’esecuzione di Don Bastiano nel film del Marchese del Grillo:http://www.youtube.com/watch?v=1H4VMAWCHqs

    Ci dobbiamo perdonare e cambiare le nostre abitudini

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