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Diario di viaggio, 4 febbraio 2010

4 febbraio 2010

E’ giovedì pomeriggio ed ho appena finito di lavorare. Stasera qui si festeggia una strana ricorrenza pagana. Una roba che include i 4 giovedì prima del Carnevale. Mi sa che preparerò una crostata da portare a cena.

Nelle ultime settimane, nonostante parecchie ore di lavoro, mi sono reso conto d’esser tornato alla vita reale dopo un pò d’anni di apnea. Parecchie ore di lavoro, è vero. Penso di dover ancora migliorare (ridurre) da quel punto di vista.

Il tempo che mi resta però non lo passo in tangenziale, non lo passo in metropolitana,  non a cercare parcheggio in centro per l’aperitivo, non passo 2 ore in un centro commerciale affollatissimo (dove ci mettevo più a  parcheggiare ed in fila alle casse che a riempire il carrello), non lo passo nemmeno nel mio appartamento di 60 mq scarsi dove non avevo più spazio per nulla, dove il divano era la prospettiva migliore.

Adesso finalmente ho comprato la chitarra perchè ho il tempo d’imparare a suonarla (e lo spazio dove tenerla), divoro letture sulla permacultura perchè ho tempo e spazio per metterla in pratica, ho preso due cani perchè ho tempo per giocarci e spazio vitale anche per loro, posso permettermi di riscaldarmi gratis con la legna perchè ho tempo per procurarmela, tagliarla, gestirla.

Nella pausa pranzo mi godo un pò di sole, pranzo a casa, gioco con i cuccioli. Poi torno a lavorare un pò più rilassato. Non spendo più l’ora d’aria a parlare dei mali per la società per cui lavoro (che tanto parlarne e poi non fare nulla per cambiare non serve a nulla) in un posto rumoroso dove il cibo è di pessima qualità (e, sembra, anche di proprietà della mafia).

Due sabati fa ho piantato 12 nuovi alberi nel frutteto. Dopodomani inizio la semina dell’orto. Il sabato non l’ho passato nè lo passerò più al centro commerciale o in coda per il mare o la montagna.

Certo è vero, dirà qualcuno, che devo fare quasi 100 km per arrivare alla più vicina grande città dove posso approfittare di eventi culturali, ampia scelta di locali e ristoranti, etc. Si è vero. Quei 100 km però li percorro in 50 minuti, lo stesso tempo (se m’andava di culo) che impiegavo a percorre i 20 che mi separavano da Milano.

Ad oggi posso affermare che la decrescita, il downshifting (o chiamatelo come vi pare) fa risparmiare effettivamente una gran quantità di rotture di balle. Già non ricordo più cos’è lo stress, quello vero da soldatino della grande città. Ci si guadagna in serenità, in felicità.

Ecco, io non so quanti di voi desidererebbero questo modello. Magari a qualcuno fa cagare e preferirebbe fare lo skipper. Qualcun altro andrebbe a vivere in una baita in moltagna. Altri rimarrebbero in città a fare però un lavoro completamente diverso. A ciascuno il suo, ovviamente.

Cambiare direzione è però possibile, quale che sia quella che vorrete prendere. Con la giusta progettazione, si può davvero fare (quasi) tutto quello che si vuole.

Buona vita a tutti.

Io non mi allineo.

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3 commenti leave one →
  1. iononmiallineo permalink*
    3 marzo 2010 12:14

    Ciao Sylvie. Fai bene a raccogliere le idee, il progetto è davvero una fase molto importante senza la quale i rischi aumentano. Attenzione però a non progettare troppo….ad un certo punto ci si deve buttare mettendo in conto qualche imprevisto. Io credo che in fondo non abbiamo bisogno di tante cose (quindi, di tanti soldi) mentre abbiamo bisogno di tanta vita. Ti linko anch’io. Fare rete è sempre importante….non perdo la speranza di contribuire ad aumentare le fila dei disallineati.
    Buona vita.

  2. 28 febbraio 2010 11:24

    Ma ciao! Ecco un vero downshifter! Io ho appena iniziato a raccogliere le idee, sono ancora straziata da un lavoro che mi toglie la vita e le energie per fare tutto ciò che nella vita è davvero importante. Spero davvero di farcela … a DISALLINEARMI anche io! Ti linko, se non ti dispiace!
    LaStancaSylvie

  3. mario permalink
    5 febbraio 2010 17:36

    Beato te! Anzi, complimenti per la scelta che hai fatto, che ti ha permesso di trovare maggiore serenità. Io vivo a Milano e talvolta mi capita di fare ragionamenti simili a quelli che hai descritto tu.
    Di sicuro non voglio ridurmi così!

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