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Diario di viaggio, 17 gennaio 2010.

18 gennaio 2010

Scrivo queste pagine ad un mese dal mio arrivo in Sicilia. L’arrivo è coinciso col periodo delle “feste comandate” ch’è stato un pò traumatico e per fortuna è andato presto, un pò come i soldi in tasca, diceva Guccini.

Il primo mese della mia nuova vita è stato preso in ostaggio dai lavori di ristrutturazione della casa, dal nuovo lavoro come imprenditore di me stesso, dalla legna per il riscaldamento, da due cani ed un gatto, dai primi lavori per l’orto.

Preso in ostaggio e con “tempo libero” quasi nullo, latitante dal blog, da facebook, dalla rete insomma. L’altra sera lo raccontavo ad un amico che m’ha risposto: mi sembra un buon segno. Come capita spesso, una risposta estemporanea ad un’affermazione quasi banale diventa il là per una riflessione. Un buon segno, è vero. Un buon segno perchè l’annullamento del cosiddetto “tempo libero” coincide con la scelta di riempire la giornata di cose che mi piace fare, che mi divertono e mi fanno star bene. Libero. Felice.

Un buon segno anche perchè il “tempo libero” che avevo, quando abitavo nel mio appartamento vicino alla grande città, era quasi sempre tempo in cui non sapevo cosa fare. Libero dal lavoro e dagli altri affaccendamenti ma non libero di esser impiegato come mi sarebbe paciuto. La questione della differenza tra “libero da” e “libero di”, che Perotti ha raccontato assai bene in Adesso Basta.

Tra le attività che m’hanno preso in ostaggio, quella su cui oggi mi voglio soffermare riguarda la legna per il riscaldamento. Come ho scritto nelle pagine precedenti, la scelta della stufa a legna per il riscaldamento affonda in ragioni ecologiche e filosofiche oltre che, naturalmente, economiche. L’economia s’intreccia naturalmente con l’ecologia e la filosofia, i soldi risparmiati del metano o dalla corrente elettrica che non uso sono, inevitabilmente, soldi che non avrò la necessità di guadagnare. Sono tempo che sottraggo al lavoro e che posso dedicare a quel che mi pare. Una parte di esso la impiego per la legna (che, come sto per raccontare, non è pronta all’uso come il gas) mentre il resto è guadagno netto.

La scelta che ho fatto è di non comprare la legna certificata. Del certificato non me ne faccio un cazzo. La scelta è di utilizzare legna che reperisco, raccolgo, trasporto, taglio ed infine utilizzo. Legna che arriva dalla potatuta degli alberi di questo territorio (ulivi, mandorli, ciliegi, viti). Legna a chilometri zero, legna gratuita.

Basta chiedere un pò in giro e trovi subito chi è disposto non solo a regalartela ma anche a darti una mano a raccoglierla a trasportarla. Finisce che passi delle belle giornate all’aria aperta, tra le colline, a fare due chiacchere scaldate dal timido sole invernale mentre raccogli o tagli la legna e, va da se, fai anche un bel pò di attività fisica.

Meglio fare jogging al mattino presto prima di buttarsi nel traffico e poi in 10 ore di lavoro? Credo di no.

Vuoi mettere poi l’esser libero dal continuo aumento del costo del combustibile fossile (il cui prezzo lo decidono in 5 per tutti il mondo e tu lo subisci e basta) e dai giochetti di potere tra europa e russia che, puntualmente, ogni inverno ti propinano al telegiornale per metterti le spine nel culo e farti stare sempre col patema d’animo? Che poi è chiaro ch’è tutta una farsa (tanto è vero che poi B. passa i suoi migliori weekend con l’amico P. a caccia di biondone) ma intanto ti tengono la mente occupata con la loro tanto amata “strategia della paura”. Ma questo è un altro paio di mutande, come direbbe un tale che conosco.

Per tornare alla questione folosofica insita nell’utilizzo della legna per scaldarsi, ancora una volta mi sembra che nel downshifting non si sia soli, anzi. Continuo a pensare e sperimentare che si è molto più soli nelle scelte omologate (che se l’apparenza è tutt’altra) e che invece, quando si sceglie un percorso di decrescita (che qui assume un suo latu sensu) si riesca a riacquistare quella socialità di qualità ch’è ormai quasi andata persa. O almeno così è andata e sta continuando ad andare per me.

Ognuno viva come gli pare, ognuno vada dove vuole andare e non pensate di poter insegnare a nessun altro che cos’è la libertà.

Buona vita a tutti

Io non mi allineo

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