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Diario di viaggio, 10 dicembre 2009

10 dicembre 2009

Oggi è il mio primo giorno da non dipendente da più di 4 anni. Ancora, ovviamente, non mi sono pienamente reso conto della cosa. Sto a casa a preparare il trasloco imminente.

Questa cosa l’ho pensata, voluta, programmata e progettata. Ancora però non me ne rendo conto. Non ho la benchè minima percezione di quello che ho ottenuto e nemmeno, va da se, degli aspetti negativi che dovrò affrontare. Si si, in teoria ho pensato a tutto. In pratica però sarà tutto da sperimentare.

Ieri però mi si è accessa una lampadina. Ho fatto un grosso passo avanti sulla strada della consapevolezza.

Mi trovavo nell’ufficio risorse umane dell’azienda in cui lavoravo per rispondere alle domande dell’exit interview. Sapete, uno di quei colloqui (con tanto di domande pre-elencate) che fai quando vai via da un posto e che hanno lo scopo di farti dire quello che, mentre eri un dipendente, non avresti mai osato dire. L’ultima occasione che ha l’azienda per trarre vantaggio dalle tue idee e dalle tue energie. Lesson learned.

Ad un certo punto la domanda: dove vai a lavorare? (nel senso del nome della nuova azienda, specifica l’intervistatrice).Uhm……. Da nessuna parte. Cioè, mi metto in proprio. La mia risposta. Lei scrive: attività imprenditoriale. Io penso: sticazzi! Imprenditore di me stesso. Da domani non sarò più il Dott. Pinco Palla di tale o talaltra società. Non avrò più un datore di lavoro, al massimo un cliente. Non avrò più un responsabile risorse umane. Non un responsabile sicurezza. Non avrò più un capo. Cioè, sarò capo e responsabile di me stesso. Punto.

Una lampadina da 3000 W, molto poco a risparmio energetico, mi si accende nel cervello e, credo, anche in viso a giudicare dal sorriso misto ad una certa dose di invidia/ammirazione del mio interlocutore.

Domanda successiva: perchè hai scelto questo nuovo lavoro? Per la libertà. La mia risposta data in 3 millisecondi. E due.

Ecco, non ricordo di aver bevuto del passito e della malvasia durante l’orario di lavoro. Ero però inebriato. Sono uscito dall’ufficio dopo 10 ore massacranti ma ero inebriato. E felice. Quella intervista mi aveva tirato fuori un paio di cose che, evidentemente, erano dentro di me e di cui non mi ero ancora del tutto reso conto. Ne ho dedotto, se ancora avessi avuto bisogno di prove, che era quello di cui avevo bisogno.

Metti anche che la mia attività imprenditoriale non porterà a nulla, io comunque c’avrò provato. Il senso di libertà che provo oggi è una cosa stupendamente indescrivibile che nessuno potrà mai togliermi.

Le scelte fanno la storia, mi ha scritto ieri una persona. Comunque andrà, questo sarà un altro mattoncino della mia storia. Un mattone che ho scelto io.

Libero, non liberto.

Buona vita a tutti

Io non mi allineo

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