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Adesso basta!

27 ottobre 2009

Ultimamente un tal Alessandro lascia continuamente su questo blog commenti di boria contro la decrescita. Mi ha anche invitato ad una discussione sul web in cui lui ed un altro tale si divertono a leggere le pagine del libro di Pallante ed a criticarle e smontarle. Ho smesso di rispondergli e non sono nemmeno intervenuto nella discussione cui mi ha invitato. Evidentemente sono annoiati, si divertono così. La noia probabilmente non gli ha permesso di capire che il discorso di Pallante e di MDF non è teso a cambiare il sistema economico attuale ma a tracciare una strada diversa, un’alternativa di realizzazione umana, professionale e sociale, un’alternativa per raggiungere un certo grado di felicità che passa attraverso la riduzione del tempo speso al lavoro (con aumento notevole di tempo speso a fare quel cazzo che ci pare ed a stare con chi ci pare) riducendo la necessità di spesa, il ricatto economico indotto dal consumismo e così via. Lavorare meno per esser più felici. Per altro si tratta di una speranza, di un sano dubbio che si insinua nella mente, dell’intuizione che qualcosa d’altro si possa fare e non del vangelo secondo Pallante. Ti interessa: leggi. Non ti interessa: cambia sito. Non c’è nulla da smontare.

Intanto che lui discerneva sui limiti della decrescita, io ho girato mezza Milano per trovare (che fatica!) l’ultimo libro di Simone Perotti: Adesso Basta.

copertina-jpg-150x150 Il libro di Perotti è davvero fenomenale. Su Facebook (c’è il gruppo Adesso Basta cui partecipa lo stesso Perotti) avevo letto di una che l’aveva finito e lo stava ricominciando. Pensavo: esagerato. Invece no. Io lo sto per finire (l’ho preso appena domenica) e so già che lo ricomincerò da capo subito dopo. Una lettura non basta.

Sarà che l’ho preso al momento giusto. Ovvero l’ho preso quando tante delle cose che dice le ho già realizzate (a livello di concetti) da me e quindi le sue esperienze ed i suoi consigli sono una vera e propria linea guida. Sarà che l’ottimismo con cui Perotti scrive dà una carica incredibile. Sarà che leggere di uno che c’è riuscito riempie il cuore in un mondo in cui (quasi) tutti dicono: non si può fare. Sarà che l’enfasi dell’autore sull’importanza della fase progettuale mi ha fatto capire che “non tutti i mali vengono per nuocere” in una fase in cui le contingenze mi tengono fisicamente bloccato al vecchio ma mentalmente (progettualmente) proiettato al nuovo. Non lo so. Posso solo dire che è un gran libro. Le innumerevoli citazioni di Seneca, Stevenson, Larsson e Bauman arricchiscono un testo già denso.

Non so bene il perchè ma sin dalla prima pagina ho avuto la stessa sensazione che ebbi quando lessi per la prima volta Così parlò Zarathustra, certamente il libro più importante della mia vita. Adesso basta condivide certamente con Così parlò Zarathustra una cosa. Se inizi a leggerlo e non ti convince oppure ti affascina ma non credi di poter seguire quella strada, allora è meglio chiudere e disporre in libreria, o meglio regalare il libro a qualcun altro. L’effetto potrebbe esser devastante. Se invece è proprio quello che pensavi o sospettavi o ancora volevi leggere, allora sarà una goduria. Consiglio l’acquisto e l’inizio della lettura (andare fino in fondo, ripeto, è questione personale) a tutti quanti di voi abbiano ben netta la sensazione che così non va e sono alla ricerca di ottimismo, carica, qualche risposta e buoni consigli per realizzare, finalmente, il proprio personalissimo downshifting.

Il downshifting come la decrescita poi, coi tempi che corrono, sono la più bella e sana forma di eversione che si possa riconoscere. Eversione (economica, energentica, di stile di vita) ma non solo. Li vedo anche come preludio all’anarchia. Di nicchia, è vero, ma pur sempre anarchia.

Cosa c’è infatti di più eversivo, oggi, che consumare meno e meglio così da contribuire all’affossamento del potere economico basato sul consumismo totale? E poi, cosa c’è di più anarchico che poter fare (quasi) quel cazzo che ci pare in un mondo in cui l’omologazione al modello predominante è un must?

Perotti dice che la scelta del downshifting è necessariamente scelta di solitudine. Io non lo so ancora però oggi posso dire che la carica, l’energia (nonostante 11 ore fuori casa come ogni giorno), la voglia di progettare, la forza di inseguire i sogni le devo in gran parte a chi mi ha insegnato, seduto a terra e senza scarpe, che la creatività e la condivisione delle idee sono davvero tanto. Le devo a chi mi ha ricordato, coi fatti e le parole, quant’è preziosa un’amicizia intima e vera (che ti fa riscoprire la voglia di stare insieme). Le devo a chi ha risvegliato in me l’animale politico che l’omologazione aveva (quasi) ingabbiato. Le devo infine a chi rispetta il silenzio anche se questo manifesta chiaramente un intenso lavorìo interiore. Ed a tanti altri ancora.

Se l’inizio non è all’insegna della solitudine ma è tutto il contrario, probabilmente anche il resto potrebbe svelare interessanti sorprese.

Buona vita a tutti.

Io non mi allineo

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2 commenti leave one →
  1. 1 novembre 2009 00:41

    3 commenti sono “continuamente”???
    mamma mia…

    buona vita anche a te
    alessandro

  2. la.parolina permalink
    28 ottobre 2009 00:36

    aspetto a comprare il libro. Nello spirito della decrescita felice aspetto che mi capiti tra le mani in un fortunoso bookcrossing nella metro, sul pullman, o magari in ufficio…

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