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Carbon footprint del cibo

14 ottobre 2009

A dicembre quello sparuto gruppetto di personaggi che ci ostiniamo a definire “i potenti del mondo”, anche se poi a ben guardare non contano un cazzo (ma questa è un’altra storia), andranno tutti allegramente in gita in Danimarca per farsi due chiacchere sugli obiettivi di Kyoto e, più in generale, sulla strada da prendere (ammesso che se ne voglia predere una) in merito alle tematiche ambientali.

Sarà curioso vedere cosa riescono a combinare. O meglio, cosa i loro capi (quelli che in tv non si vedono mai) avranno deciso di far dire loro in quella sede.

Ora, dato che stare a sperare che questi personaggi decidano qualcosa di sensato e di utile a noi è pura utopia e dato che dai temi in oggetto dipende il nostro futuro, io resto dell’idea ch’è meglio se ognuno di noi s’impegni per la causa comune mettendoci del suo.

Padre Alex Zanotelli m’insegna che “voti ogni volta che fai la spesa……ogni azione è un voto al sistema”.

Lo so che non è semplice. Un pò non c’abbiamo voglia di cambiare il nostro stile di vita (e facciamo male! Tanto prima o poi lo dovremo cambiare per forza ed allora non sarà più una scelta consapevole) ed un pò ci mancano informazioni utili. Eccovi allora un paio di note sul carbon footprint del cibo.

In Sustainability of meat-based and plant-based diets and the environment, David e Marcia Pimentel pubblicano i seguenti dati, tutti riferiti ai kg di cereali necessari per ottenere un kg di carne: 18 per i vitelli, 15 per i buoi, 33 per gli agnelli e 4 per i polli.

In Water Resources: Agriculture, the Environment, and Society – An assessment of the status of water resources, David Pimentel, James Houser, Erika Preiss, Omar White, etc mostrano quanti litri d’acqua si consumano per kg di alimento ottenuto: 500 per patate, 900 per frumento, 1400 per mais, 1900 per riso, 2000 per soia, 3500 per pollo, 100.000 per manzo!!!

Eh si, a vederla dal punto di vista energetico la crescita di un organismo e la “produzione di carne” non sono dei processi efficienti.

In ultimo, recenti studi mostrano che un individuo ad elevato consumo di carne “occupa” virtualmente 4.000 mq di suolo fertile (per la produzione dei cereali per il bestiame) mentre un vegetariano solo 1.000 mq. I numeri sono da leggere alla luce del fatto che sembra ci siano rimasti 2.700 mq di suolo fertile a testa sulla terra. Ma la popolazione mondiale è in continua crescita ed il consumo di carne pure mentre i suoli s’inaridiscono sempre più.

Fatevi i vostri conti e poi……….di fronte alle grandi ingiustizie della terra che, per altro, hanno un impatto sempre maggiore anche su chi è nella parte fortunata, pensateci bene prima di sentirvi indignati e non responsabili.

Buona vita a tutti

Io non mi allineo

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