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Il disoccupato danneggia il PIL? Te lo ammazzo prima (e non mi becco nemmeno la condanna)!

12 ottobre 2009

Un gruppo di riconosciutissimi ricercatori ed economisti ha definitivamente stabilito che i disoccupati sono, per intrinseca natura, il peggior nemico del nostro beneamato PIL, seguiti da vicino dai precari e da quanti nell’aria che si respira in azienda sentono chiaro l’odore della chiusura definitiva dei cancelli, con conseguente rilocalizzazione in Africa, est Europa, Asia.

Il gruppo di ricerca internazionale ha finalmente riconosciuto il ruolo centrale dell’Italia nella lotta a questa piaga che rischia di mandare a monte decenni di duro lavoro. Addirittura un gruppo di comunisti, capitanati da un tale Stiglitz che sembra il Marx del 2009, ha messo in discussione il caro PIL proponendo, udite udite, il benessere al primo posto! Vili pronti ad abbandonare la nave alle prime difficoltà.

Ma ecco come in Italia un gruppo di volenterosi uomini politici, avvocati di multinazionali ed italianissime aziende e dirigenti di agenzie pubbliche, guidati dal famigerato Legislatore, stanno risolvendo il problema.

L’INAIL dichiara a gran voce che le morti bianche in Italia sono in costante diminuzione, sembra circa 1200 nel 2008. Grande eco ed applausi dal governo, con l’augurio che diminuiscano sempre più. Ma i nostri eroi dell’esecutivo sanno bene che questa stima è assolutamente in difetto, infatti essa tiene solo conto dei morti nel luogo di lavoro e non di quelli a causa del lavoro. Se, infatti, ci mettiamo dentro i morti per malattie legate alle mansioni svolte, questa cifra schizza a bel 10.000 l’anno!! Cazzo ma vi rendete conto? Ben 10.000 nuovi posti di lavoro all’anno!! Meno male che loro ci sono, meno male che li abbiamo eletti!

Ma vediamo come fanno nel dettaglio.

Per merito del Legislatore (oscura creatura di cui nessuno sa descrivere le sembianze), le norme che regolano la sicurezza sul lavoro (Decreto Legislativo n°81 del 2008) sono, innanzitutto, il solito groviglio di parole che si presta ad innumerevoli interpretazioni. Per di più tale norma prevede obblighi per i lavorari a dir poco inattuabili. Grazie a queste semplici e geniali soluzioni, il datore di lavoro ed i suoi fedeli dirigenti possono facilmente far passare la loro linea coi collaboratori e poi, nel malaugurato caso che un magistrato comunista li persegua, possono sempre ben sperare di trovare il cavillo cui attaccarsi per farla franca o limitare i danni. Ne abbiamo un esempio nel povero perseguitato dirigente di ThyssenKrupp, che arriva a dire che i lavoratori erano distratti e c’avevano altro per la testa. Lui, poverino, a sudare nel suo ufficio mentre loro a perder tempo in acciaieria. La diffusione del precariato ha dato una mano, consentendo a datore di lavoro e dirigenti di piegare i più facinorosi col ben noto e raffinatissimo espediente del ricatto occupazionale.

Mannaggia però non basta.

Quei magistrati comunisti, sarà grazie a geni sovietici d’eccezione, riescono talvolta a mettere nei guai i poveri dirigenti con conseguente figuraccia del Legislatore e dei nostri eroi del governo. Si perchè quei bolscevichi dei giornalisti non vedono l’ora di commentare una sentenza che evidenzi i limiti delle norme, polemizzando contro i nostri eroi del governo.

Che fare? Non solo (pochi lo sanno) i costi per la sicurezza si aggirano già tra il 3% ed il 7% del costo totale del lavoro, con buona pace di una buona fetta dei sospirati profitti, ma poi tocca anche andare a perder tempo in tribunale!! Cazzo così buona parte del vantaggio dei 10.000 morti anno va in fumo!

Ma ecco intervenire la ferratissima ed inarrestabile schiera degli avvocati delle multinazionali e dei big italiani. Questi prodi cavalieri, col lavoro (nell’oscurità) ed il sudore di ogni giorno, sono riusciti, in poco più di un anno, a trovare il modo per mettere in salvo datore di lavoro e dirigenti. Come? Con l’agognato correttivo (termine astratto quanto efficace) decreto 106 del 2009, pubblicato dai nostri eroi mentre voi lavativi eravate al mare. Il miracolo lo hanno fatto scrivendo che i dirigenti devono, si, vigilare sull’applicazione delle norme da parte dei lavoratori, i quali però sono esclusivi responsabili qualora l’inadempienza sia unicamente addebbitabile ad essi.

A questo punto sei confuso, lo capisco. Dici: cosa c’entra? Facciamo un esempio.

Io sono un miracoloso dirigente di una grande acciaieria, diciamo nel sud italia. In quanto dirigente, io solo (oltre al mio capo supremo) ho la possibilità di decidere i capitoli di spesa e, quindi, di decidere quanto tagliare quest’anno per la sicurezza. Preposti e lavoratori non hanno, per definizione, potere di spesa quindi, sempre per definizione, subiscono le mie scelte (a meno che non vogliono protestare e, conseguentemente, perdere quel contratto a progetto tanto agognato).

Dopo un anno di duro lavoro, in cui ho contribuito a creare nuovi posti di lavoro ed incrementare il PIL, mi tocca andare in tribunale. La solita toga rossa! Giunto lì, felicemente dichiaro che ho fatto del mio meglio per sorvegliare ma, sapete, la fabbrica è grande ed i dipendenti sono tanti. E poi, proprio loro, non sono i responsabili esclusivi delle loro azioni? Io ho messo a loro disposizione i documenti per la valutazione dei rischi ed i dipositivi di protezione individuale, cosa ci posso fare se sono ignoranti e non capiscono cosa leggono o hanno la testa da un’altra parte e si dimenticano dell’elmetto? Nessuna legge, per altro, mi fornisce specifiche indicazioni su questa benedetta sorveglianza. Io l’ho fatta “col giudizio del padre di famiglia”. E poi, la sicurezza deve esser sostenibile. Vorreste mica che chiudessimo la fabbrica soffocati dai costi? E poi, loro dichiarano di esser soffocati dai turni e non avere il tempo per pensare e documentarsi. E la sera? Giudice non le sembra che potrebbero rinunciare ad un pò di grande fratello per informarsi meglio?

Assolto.

Anche quest’anno in Italia avremo 10.000 posti di lavoro, non proprio nuovi di pacca ma solo usati garantiti (max 2 anni).

Per questo dovremmo ringraziare tutti quelli che ho citato in precedenza, cui vorrei aggiungere tutti quei dirigenti e datori di lavoro che, pur sapendo, hanno taciuto (che fatica dev’esser stata!) negli anni passati e continuano ad insabbiare informazioni su:

amianto, cloruro di vinile monomero (CVM), silice, varie polveri di roccia, pesticidi organoclorurati (DDT), solventi vari, vapori delle benzine, materiali radioattivi, diossine, diritti dei lavoratori, eccetera eccetera eccetera.

Sono timidi e non desiderano che i nomi vengano allo scoperto, hanno solo fatto trapelare che lavorano negli uffici in centro e nei petrolchimici, nelle fabbriche di farmaci e fito-farmaci, nelle cave e miniere, nelle raffinerie, negli inceneritori ed in tutti quei bei posti pieni di camini che allietano le nostre città e rendono così unico il nostro paesaggio.

Grazie.

Buona vita a tutti (senza troppe pretese che altrimenti la disoccupazione sale e ci facciamo una figuraccia in Europa)

Io non mi allineo

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