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PIL vs BIL: 0-1 ma la partita è appena iniziata

26 settembre 2009

Lunedì scorso, 21 Settembre 2009, il Sole 24 Ore pubblica la prima classifica delle provincie italiane secondo il BIL (benessere interno lordo) e non il PIL. La classifica si basa sugli indicatori derivati dal rapporto Stiglitz.  Negli stessi giorni alcuni altri editoriali del quotidiano annunciano che la commissione europea, insieme ad associazioni di vario tipo, sta studiando un pacchetto di indicatori per lanciare uno studio pilota nel 2010 in alcune città europee.

E’ chiaro che la scelta degli indicatori sarà di fondamentale importanza per l’efficacia del nuovo macro-indicatore, il BIL appunto. Se, com’è auspicabile, gli stati si misureranno con esso ed imposteranno gli indirizzi per il futuro al fine di totalizzare il massimo del BIL, allora la sua efficacia sarà fondamentale per la qualità della nostra vita.

Il Sole 24 ore poi, in un editoriale di Carabini, apre bene con due esempi calzant di assenza di benessere nelle grandi città anche se poi chiude con:

Attenzione però a non eccedere nella direzione opposta, dimenticando o comunque sottovalutando l’importanza del Pil o di qualche altro indicatore del reddito magari più vicino alla percezione della popolazione come il reddito disponibile delle famiglie. Perché, per quanto il benessere possa derivare da tanti altri elementi, la crescita dell’economia rimane la via maestra per migliorare le condizioni di vita di un paese.

Beh è per sempre il quotidiano di Confindustria.

Da sud-ovest, dove mi trovo al momento, voglio condividere con voi un’analisi critica degli indicatori utilizzati dal Sole 24 ore per questa prima classifica delle provincie italiane.

Iniziamo dalla classifica finale che vede Forlì-Cesena al primo posto. Gli abitanti della splendida Lucca, ad esempio,  sembra abbiano un BIL pro-capite inferiore a quelli delle inquinate Ravenna ed Ancona (poli petrolchimici e raffinerie). A Milano sembra si stia meglio di Bergamo (provate a chiederlo a chi vive da quelle parti), nella Bolzano illuminata da politiche ecologiste peggio che a Salerno. Gli abitanti con BIL pro-capite più basso sono tutti meridionali, con 7 provincie siciliane su 12 nelle ultime posizioni, eppure sento sempre più spesso parlare dell’alta qualità della vita al sud…..Chiude la classifica la greca Siracusa che negli ultimi anni vive un rinato afflusso turistico dato dalle meraviglie architettoniche, archeologiche, dal mare, dallo stupendo territorio. Il Sole 24 ore attribuisce questo al disastro di Priolo. E allora Crotone, Taranto, Pieve Vergonte, Livorno, Piombino, Ravenna, Ancona, Cremona, Porto Torres, Assemini, Marghera, Trieste, eccetera eccetera eccetera?!?

Ma andiamo agli indicatori singoli:

a) istruzione, in termini di iscritti per 100 giovani: siamo proprio sicuri che sia un indicatore di benessere? Siamo proprio certi che laureato uguale felice? Visto anche ciò che sta succendendo negli ultimi mesi con ingegneri a spasso esattamente come gli operai….non direi proprio. Secondo questo indicatore Sondro e Bolzano sono le peggiori province d’italia…..mi vien da ridere.

b) partecipazione alla vita politica in temini di affluenza alle urne: questa non capisco proprio cosa c’entri con il benessere. Volete forse dire che chi ancora c’ha il coraggio di votare per questa politica schifosa stia meglio degli altri?

c) Rapporti sociali, in termini di associazioni di volontariato per 1000 abitanti: questo non è male ma perchè non chiedere ai cittadini quanto tempo hanno da spendere per amici e famiglia, le più importanti componenti sociali che ci stiamo tutti sempre più dimenticando? Non riesco a credere che i rapporti sociali a Trapani, Roma o Bolzano siano peggiori di Mantova, Ravenna o Macerata.

d) Insicurezza, misurata come rapine per 100.000 abitanti: questa mi torna abbastanza ed infatti ai primi 20 posti vedo tutte città del sud, oltre che Bolzano, Belluno, Rieti.

e) Condizioni di vita materiali, ovvero valore aggiunto pro-capite in Euro: qualcosa di concettualmente estremamente simile al buon vecchio PIL. Misura quanti soldi riesce a produrre un individuo cui si mettono a disposizione le risorse per farlo. Era meglio andare a valutare la differenza tra la retribuzione percepita e la spesa annua, ovvero se quello che guadagni ti basta per vivere oppure no.

f) Ambiente, in termini di co2 emessa/valore aggiunto pro-capite: anche per l’ambiente un indicatore legato alla produzione. Sbagliato! Dove sono parchi, la biodiversità, la qualità dell’aria e dell’acqua, il verde publico in rapporto al cemento, la filiera corta, la raccolta differenziata, il riciclo?

g) Attività personali, in termini di spesa pro-capite per spettacoli: ok, ci può stare anche se non tiene conto del fatto che in molte città c’è molta vita sociale e divertimento anche senza spese per spettacoli. Le piazze, i lungomare, le attività free all’aperto…..anche questo indicatore mira a monetizzare un aspetto della nostra vita.

h) Sanità, in termini di speranza di vita alla nascita: è un indicatore ridicolo per l’italia dato che la la differenza tra la prima (o l’ultima) e la media è appena un punto. In Italia, per fortuna, viviamo tutti più o meno lo stesso tempo.

Insomma questi editoriali mi infondono la fiducia che qualcosa possa cambiare e che stiamo cambiando strada, per fortuna. Però mi pare si stia ancora nel limbo tra la valutazione della felicità della gente e le esigenze di dare sempre grossa evidenza a mercato, moneta, produzione.

Speriamo che la commissione europea ci metta a disposizione qualcosa di meglio rispetto a quanto abbiamo a disposizione adesso. Intanto ben vengano i rapporti come quello del FAIR forum francese che evidenzia come gli indicatori del Rapporto Stiglitz non tengano ancora conto di quello che ci serve ad esser felici e, soprattutto, non risponde ancora ad un criterio di partecipazione nella scelta degli indicatori.

Che ne pensate? Facciamo un think tank virtuale sull’argomento?

Buona vita a tutti

Io non mi allineo

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One Comment leave one →
  1. Poldo permalink
    23 novembre 2009 18:05

    Circa Bolzano e l’università: la misura ha toccato un nervo scoperto.
    L’amministrazione in mano a politici di madrelingua tedesca ha osteggiano per decenni l’idea di un università in Alto-Adige. Questo perché era “cultura Italiana” e non gradita.
    Ora hanno fatto retromarcia e accettato una sede universitaria a Bolzano ma si sono persi dei decenni. Alcuni sono stati a studiare fuori tipo Trento, resto di Italia o in Austia, ma molti poi non sono ritornati, con pesanti impatti a livello sociale.

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