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Il rapporto Stiglitz: rivoluzione o l’ennesima cazzata che mi raccontano?

15 settembre 2009

Lunedì 14 Settembre 2009

Oggi Il Sole 24 Ore pubblica la notizia che il presidente della Repubblica francese Sarkozy, viste le risultanze del rapporto Stiglitz (prende il nome dal più famoso membro di una commissione di oltre 20 economisti di fama internazionale), non solo le accetta positivamente ma arriva a dire che la Francia lotterà perchè queste riflessioni abbiano un seguito in tutti gli organi internazionali.

La notizia corre certamente il rischio di passare inosservata tra i numerosi titoli della vicenda puttanopoli, il caso Meredit, Ballarò vs Vespa, i terremotati e via così. Non dico che queste siano solo cazzate, ma la notizia sul Sole è davvero una bomba. Bisogna approfondire.

Il rapporto, in versione bozza, si trova facilmente in rete. Si trovano anche un rapporto precedente commissionato dalle Nazioni Unite (con tanto di commento del Segretario dell’Assemblea Generale). In tutto 150 pagine che si possono leggere, un pò velocemente, in una serata.

Stiglitz è stato insignito del Premio Nobel nel 2001, è stato consigliere della Casa Bianca e della Banca Mondiale. Praticamente verrebbe da dire a prima vista: un uomo del sistema se non uno di quelli che contribuisce a creare l’attuale sistema.

I rapporti cui faccio riferimento arrivano però a conclusioni assolutamente fuori dalla linea comune. Tra esse si legge una profonda critica del PIL come indicatore dello stato di salute di una nazione (ma dai?) mentre si suggerisce di trovare nuovi e molteplici indicatori che siano in grado di tenere conto della felicità della gente, del raggiungimento delle proprie aspettative di vita, della salute, della qualità dell’ambiente, del livello di educazione, dell’autoproduzione di servizi (scambio di tempo all’interno del sistema familiare). In poche parole: della qualità della vita.

Ecco. Fermatevi un attimo adesso. Rileggete con calma e maggiore attenzione il paragrafo precedente (e se volete andate anche a cercarvi le fonti). Adesso pensateci bene ed immaginatevi un sistema in cui lo stato di salute di una nazione si fondi (anche) sugli indicatori delineati dal rapporto.

Io penso a questo: oggi se resto 1 ora nel traffico, faccio un lavoro teoricamente qualificato e qualificante ma praticamente degradante nei modi in cui viene gestito, mangio delle cagate insalubri per pranzo, resto ancora 1 ora nel traffico alla sera, contribuisco (di brutto) alla crescita del PIL. Lo stato di salute del belpaese si basa tutto su questo indicatore quindi lo stato non ha alcun interesse a cambiar le cose….anzi ci mette del suo per rendermi sempre più una creatura incrementa-PIL. Figuriamoci le multinazionali alla conquista del mondo attraverso il profitto a tutti i costi! La mia qualità della vita fa abbastanza cagare ma è tutto ok.

Domani, se dovessero misurare lo stesso fotogramma con nuovi indicatori….sai che ridere!!! Vuoi vedere che Giovanni Cacioppo nel suo famoso “Il lavoro nel meridione” c’aveva visto giusto? Vuoi vedere che Maurizio Pallante, MDF e tutti gli altri già citati non sparavano cazzate al vento?

Gli indicatori verrebbero poi estesi naturalmente allo stato di salute delle aziende. E se il valore in borsa delle azioni s’apprezzasse solo in rispondenza alla qualità del lavoro (come qualità e reale utilità del prodotto ma anche come qualità del lavorare) e non del profitto? Vuoi vedere che ridere al crollo di tutte quelle società che sfruttano il lavoro degradante (e spesso purtroppo anche di minori) ma che invece oggi prosperano a Wall Street?

V’immaginate come potrebbe cambiare il mondo? Che portata rivoluzionaria hanno queste teorie? Altro che il nuovo rinascimento!!!

Restano da capire i perchè di questi rapporti, di queste commissioni, di queste dichiarazioni.

Il cazzaro che scrive questo articolo ha pensato una (mezza) cosa giusta quando parlava di Convergenza adattativa? Sti qua, che hanno certamente più informazioni di noi, hanno fiutato che stiamo andando alla rovina ambientale, economica e sociale ma che siamo ancora in tempo (al contrario dei dinosauri, buon per noi) a cambiere strada e ad adottare “soluzioni tecniche” che ci salveranno il didietro?

Oppure, come ha già scritto qualcuno, è solo un modo per introdurre indicatori aleatori e meno oggettivi del PIL così che i governanti non debbano più fare i conti con la dura economia che non riescono, nei fatti, a controllare?

E che ruolo avranno le banche, i veri padroni del mondo, in tutto questo? A quelli, se gli togli il valore immenso dei soldi (attraverso cui controllano intere nazioni sotto il giogo del signoraggio) a favore della felicità gli viene un coccolone!!!

Carla sarà una tale rompi coglioni che Sarkozy cerca già disperatamente di farsi sparare?

Difficile a dirsi. Qualcosa si capirà quando vedremo a chi affideranno (se lo faranno) la definizione formale degli indici. Il FAIR forum francese ha già messo nero su bianco la sua condivisione delle conclusioni di Stiglitz &Co criticandone però i modi operativi. Si propongono già: commissioni con esperti pluri-disciplinari, scelta condivisa e trasparente degli indicatori (magari anche consultando la gente), riduzione del peso dello sviluppo sostenibile poichè anch’esso si lega difficilmente alle reali esigenze della gente. Direi che la discussione sembra aperta, si può esser positivi.

Vorrei una nazione che non insegua più la crescita del GDP (Gross Domestic Product) ma del GNH (Gross National Happiness).

Intanto che seguiamo gli sviluppi (senza farci troppo prendere da entusiasmi che poi magari arriva la smentita) continuiamo a lavorare, scrivere, agire per un futuro diverso. Se è vero (ed io ci credo) che votiamo ogni volta che scegliamo un prodotto o un mezzo di trasporto o ancora uno stile di vita, allora ci può stare che a furia di votare qualcosa cambi davvero.

Buona vita a tutti

Io non mi allineo

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One Comment leave one →
  1. la.parolina permalink
    15 settembre 2009 13:01

    Certo che sei proprio un secchione!

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