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Recensioni in viaggio #1 – Vivere la decrescita

9 settembre 2009

Vivere la decrescita

Una felice esperienza di autoproduzione

Filippo Schillaci, Edizioni per la decrescita felice, 2009.

Filippo Schillaci, tecnico informatico, pubblica nel 2009 questo libro quando ormai porta avanti la propria esperienza di decrescita quotidiana, felice autoproduzione e progressivo ma inesorabile distacco dal “loro mondo” da ben 13 anni.

Il libro è sostanzialmente un diario di viaggio, forse proprio per questo ci è particolarmente piaciuto. Il libro parte con due capitoli introduttivi sull’immaginario collettivo, la percezione della realtà ed il “loro mondo”. Una sorta di: eccovi il punto da cui sono partito e le ragioni della mia scelta.

Poi inizia il vero e proprio corpo del diario, con una prima parte che ripercorre le tappe che lo hanno portato da cittadino full time ad autoproduttore, abitante della natura, sperimentatore della decrescita. Il primo orto, poi 1000 metri quadri di terra, risultati positivi e negativi, l’uso dell’acqua, il tempo per apprendere e perfezionare le incredibili tecniche tradizionali che si stanno perdendo (i panieri di vimini!!), l’opposizione al consumismo senza criterio e l’idea di non alimentare una produzione industriale che sostanzialmente serve per trasformare risorse in rifiuti attraverso una fase intermedia (il consumo) più breve possibile (M. Pallante).

La seconda parte assume un carattere quasi didattico, oltre che cronistico. L’autore racconta l’anno tipico della sua vita, scandito dai ritmi della natura ma anche dall’alternanza tra vita in campagna e tra i boschi e vita da impiegato part-time. Descrive svariate esperienze, aneddoti, risultati più o meno soddisfacenti di autoproduzione, incontri. Nel far questo si aprono mille temi di approfondimento e condivisione: l’orto, la produzione di energia, bisogni reali e bisogni indotti (o non bisogni), la necessità di collaborare e fare rete, individualismo ed altruismo. Questa parte del libro la definirei un Walden moderno.

Il libro si chiude con tre capitoli che non sono un racconto ma un proposito, un consiglio. Cosa non autoprodurre, cosa non riprodurre (ovvero perchè non allevare animali) ed infine una raccolta delle argomentazioni che l’autore fornisce alle più comuni obiezioni alla sua scelta di vita.

Fin qui la mia descrizione molto neutra dell’opera. Andiamo alle mie impressioni e sensazioni.

Inizio col dire che il libro non è facilissimo da leggere, per lo più perchè il modo di scrivere dell’autore non è scorrevolissimo. Ciononostante è spessissimo appassionante e comunque sempre interessante in tutte le parti “didattiche” (quasi un manuale che trae spunto da un caso studio di permacultura). Al lettore che non si è mai avvicinato ai temi dell’autoproduzione e della decrescita, risulteranno certamente molto interessanti anche tutte le argomentazioni sul perchè si o perchè no, le innumerevoli citazioni, i molti riferimenti, le disquisizioni “filosofiche”.

In questo libro ho trovato un Walden in chiave moderna (anche se l’autore dice di non voler percorrere quella strada). Un Thoureau che ha conosciuto Seymour, Latouche,  Pallante,  Grillo e s’è trasformato da filosofo “sperimentale” ad attivista per un nuovo rinascimento delle coscienze.

Soprattutto questo libro è una sveglia a chi dice: “che figata sarebbe ma…..come cazzo si fa a farlo? Io non potrei…..”. E’ un faro da tener sempre a vista nella navigazione (magari tempestosa) fuori dal “loro mondo” e verso un proprio e personale mondo, verso il mondo che ognuno sogna di realizzare per se ma che spesso resta un sogno che non si ha il coraggio di perseguire.

Lui ha fatto quello che voleva e continua ad ascoltarsi giorno per giorno. E noi?

Buona vita a tutti

Io non mi allineo

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