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Sarebbe bello.

8 settembre 2009

Viviamo in un paese di politici ipocriti, vecchi, sporchi, malati di potere e sostanzialmente incapaci di offrire un modello alternativo che tenga realmente conto delle esigenze della gente e di quello che sta accandendo al pianeta. Ma questa è praticamente una frase trita e ritrita. Inoltre, parafrasando Tarozzi su Terranauta, se continuiamo a votarli (che siano PdL o PdL meno L) ed a non far nulla, dobbiamo solo stare zitti. Abbiamo sostanzialmente perso il diritto di lamentarci. Che fare allora? Alla fine di questo post dirò la mia, intanto vediamo cosa sta succedendo da un pò di tempo a questa parte con aggiornamenti degli ultimi giorni.

Beppe Grillo ormai da anni, con le sue battaglie e la sua fervente attività in rete ha dato il là alla nascita di ben 423 gruppi Meetup che, nel complesso, contano circa 78.000 membri. Praticamente un esercito di battaglieri incazzati contro la decadenza che ci circonda, pronti a spendersi per battaglie sempre nuove che possano contribuire a farci fottere un pò meno da sti qua. Beppe, tra le tante battaglie, lancia anche le liste civiche certificate contro i corrotti, i condannati, i collusi…praticamente contro tutti quelli che si sono già sporcati le mani per brama di potere. Il titolo della sezione dice…..”per un nuovo rinascimento”. Maurizio Pallante “ministro” per l’ambiente.

Poco più di 2 anni fa Maurizio Pallante, con un manipolo di sognatori e volenterosi, fa nascere il Movimento per la Decrescita Felice (MDF). Il movimento oggi conta già decine di circoli territoriali MDF attivi e non so quanti iscritti ed aderenti. A proposito, analogamente al meccanismo dei Meetup, potete creare un circolo MDF nella vostra città. Non sto a parlare della decrescita, le informazioni le trovate sul sito MDF, per cominciare, e poi nei libri di Maurizio Pallante, Filippo Schillaci, Serge Latouche e……..fuori da tempi assolutamente non sospetti, di H.D. Thoureu. Il 21 agosto 2009 Pallante pubblica un post avente oggetto la proposta per un nuovo soggetto politico. Un manifesto concreto in 30 punti. Devo dire che quasi me lo aspettavo dopo la pubblicazione del libro-manifesto politico alla metà dell’anno, ma i termini del post sono più espliciti di quello che m’aspettavo.

Ieri (7 settembre 2009) Jacopo Fo (che vive e lavora ad Alcatraz, dove ha anche dato il là alla Libera Repubblica con tanto di manifesto e moneta) pubblica un lungo post dal titolo “Perchè aderisco al Movimento Etico Solidale (MES)”. Inizio a leggere ed è una sorpresa. Praticamente il suo manifesto politico, nel senso più alto del termine. Il MES si definisce la Greenpeace della politica e si propone di “certificare” i partiti ed i movimenti sulla base dei programmi e dei candidati in relazione alla loro aderenza ai valori di libertà culturale, uguagliaza politica ed economia solidale. Jacopo Fo va anche oltre e già ipotizza:

“Ovunque fioriscono circoli della Decrescita Felice, del Movimento della Transizione, gruppi d’acquisto, botteghe del commercio equo, feste, concerti, cooperative sociali, imprese ecologiche, filiali di Banca Etica…………..pensa per un attimo se questo Movimento del fare si saldasse con i circoli degli amici di Beppe Grillo, con i comitati di lotta contro gli inceneritori e le industrie inquinanti, con componenti di base dei verdi e della sinistra. Pensa se fosse capace di parlare anche alla gente di buon senso che oggi vota a destra perche’ non vede alternative…………Ben sapendo che non sara’ facile, non sara’ comodo ma potrebbe essere un’esperienza straordinaria di cambiamento. Vogliamo farlo? Possiamo farlo? Come?”

E allora sarebbe bello se le esperienze delle battaglie di Grillo ed i Meetup, le idee per un terra meno massacrata ed una vita (quella di ciascuno di noi) più serena, lenta e bella e meno impattante di Pallante ed MDF, lo yoga demenziale, i progetti e le esperienze ecologiche di Jacopo Fo, Alcatraz, Merci Dolci e tutto l’universo lì attorno, le idee da rivoluzione francese del 2009 di MES, i movimenti vari, le culture verdi e rosse (delle pummarole, non dei rafanielli) convergessero per un nuovo soggetto politico capace di contare davvero qualcosa alle prossime elezioni. Un domani magari capace di governare. Ne potrebbe seriamente venir fuori il NUOVO RINASCIMENTO, tutto italiano e di esempio per tutti gli altri governi del mondo.

Ma Jacopo pone una questione fondamentale: Possiamo farlo?

La risposta, secondo me, sta nei numeri e nel coraggio. Diamo un attimo per scontato che chi ha aderito ad un “movimento” tra quelli sopra menzionati non teme certamente di confermare il suo voto in cabina elettorale. Rimane solo la questione del quanti siamo. Ci sono gli iscritti ai blog, ai siti, ai movimenti, ai circoli. Ma magari a contarli tutti si esagera…..o si potrebbe fare una stima per difetto. Difficile a dirlo.

Facciamo una bella cosa. Andiamo sui siti e commentiamo i post dei “programmi politici” e delle proposte, dei manifesti programmatici. Facciamoci leggere, sentire, vedere e anche contare.

Questa gente ci sta mettendo l’impegno, la faccia, la fatica ed i sogni. Non facciamogli mancare il nostro sostegno. Non limitiamoci a dire: se si candida tizio, lo voto certamente. Magari tizio c’ha ottime idee, tanta integrità e tanta voglia ma rimane sempre lì a pensare che a lui il voto non lo darebbe nessuno. Aiutiamoli a far si che questo non succeda.

Sarebbe bello.

Buona vita a tutti

Io non mi allineo

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10 commenti leave one →
  1. 24 ottobre 2009 16:18

    se “il Pil misura di tutto, tranne quello che ci serve per essere felici” (e non ci voleva Kennedy per scoprirlo, bastava un manuale di macroeconomia), perchè non lasciamo stare il PIL e pensiamo alla felicità?
    e soprattutto: se un aumento del PIL non corrisponde ad un aumento della felicità (e nessuno, se non chi non sa cosa misuri il PIL, ha mai osato dire il contrario), perchè mai una diminuzione del PIL dovrebbe invece produrre effetto contrario? Sarei davvero interessato ad avere una risposta, che non tiri in ballo:
    1) che sono vecchio e comunista
    2) che sono pervaso da un condizionamento che mi spinge a comprare compulsivamente
    3) che dovrei guardare il discorso da un ottica diversa ed abbracciare un nuovo paradigma
    4) la solita retorica di chi non risponde alle domande fatte (come B.)

    grazie e saluti

    • iononmiallineo permalink*
      24 ottobre 2009 19:03

      Gentile Alessandro,
      rispondo in ordine alle tue domande. Io personalmente penso sempre più spesso alla mia felicità e sempre meno al PIL. Al PIL ci penso solo se diminuisce perchè ci godo (fanculo ai fondamentalisti della crescita a tutti i costi) oppure se aumenta senza comportare (come in questi giorni) aumenti di occupazione ma solo l’aumento dei profitti dei “big” della finanza. Stavolta perchè mi causa un acuto giramento di coglioni. Tra i motivi per cui questo blog è nato, c’è l’esigenza di condividere con chi ne abbia voglia ed interesse le mie idee sul PIL, felicità, crescita, decrescita,etc. ed avere, magari, il contributo di qualcuno che abbia voglia ed interesse di parlarne.
      In merito alla seconda domanda, penso francamente che l’eliminazione (o riduzione al minimo, siamo realisti) di quella quota parte del PIL che è solamente nocivo a noi tutti non può che renderci più felici. Parlo di PIL cresciuto grazie a: carburante sprecato nel traffico, guerre, disastri ambientali cagionati dall’ignoranza (voluta), emissioni nocive che fanno schizzare la spesa sanitaria, cibi spazzatura che fanno ancora schizzare la spesa sanitaria, consumismo di cose che non servono o che potremmo facilmente procurarci col riuso ed il riciclo.
      Se smettessimo di andare al lavoro in massa (lavorando il più possibile da casa), di andarci tutti allo stesso orario, se i mezzi pubblici in questo paese fossero davvero incentivati (vedi alta velocità MI-BO-FI-Roma che risulta anticonveniente rispetto all’auto), se prevenissimo per quanto possibile tutti i disastri, se evitassimo di usare sostanze velenose che sono anche inutili, saremmo tutti, io credo, più felici. Di più, se accorciassimo, tutti e il più possibile, le filiere potremmo contribuire ad una complessiva riduzione di tutti i costi. A quel punto avremmo ridotto l’esigenza di denaro e potremmo (per chi lo vuole) ridurre ulteriormente il tempo speso per il lavoro. Ne verrebbe fuori un meccanismo virtuoso per permetterebbe a tutti di lavorare, lavorando meno (riducendo la disoccupazione col raddioppio virtuale dei posti grazie al part-time). A quel punto, chi lo vuole, potrebbe passare ad una (parziale?) autoproduzione, contribuendo ulteriormente al meccanismo virtuoso. Come vedi nulla di trascendentale ma solo (poche) idee di facile realizzazione, a volerlo. E tutto senza dover tirare in ballo argomenti ideologici, pretestuosi, retorici.
      Buona vita

      • 25 ottobre 2009 18:10

        Ti ringrazio sinceramente delle risposte. Mi permetto di fare alcune considerazioni, con la premessa che non ho nulla in contrario a che una persona decida LIBERAMENTE di lavorare di meno, o meglio, di lavorare senza aver nessun compenso, o meglio un compenso minore a quello che oggi percepisca. Semplicemente trovo che sia una idea particolarmente bizzarra e che fa finta di non vedere tutta una serie di processi di produzione; in altre parole quello che precisamente si conviene definire CONSUMISTA.
        Vengo al dunque: ti sei mai chiesto cosa rappresenta il PIL? Tu preferiresti un mondo dove non ci fosse l’assistenza sanitaria? Tu credi che lo spreco di carburante sia davvero un fenomeno che fa aumentare il PIL? Se risparmiassimo i soldi del carburante, credi che il PIL non aumenterebbe? Se ti interessa DAVVERO, ti lascio un link in cui vengono dibattute molte delle idee della decrescita. Ciao e grazie
        Alessandro

        http://urbiloquio.com/kkblog/archives/2009/02/seminario_sulla_decrescita_fel.php

        • iononmiallineo permalink*
          25 ottobre 2009 21:02

          Gentile Alessandro,
          non vedo assolutamente il nesso tra riduzione o miglioramento qualitativo del lavoro e consumismo. Francamente asserire che una scelta di vita diversa da quella “standard” equivalga a far “finta di non vedere tutta una serie di processi di produzione” mi sembra azzardato. Poi cosa c’entra l’assistenza sanitaria? Immagino tu ti riferisca a come questa viene alimentata dalle tasse. Ma smettere di alimentare la quota parte inutile e dannosa della crescita economica o prendere atto che questa non duretà per sempre, non equivale affatto a smetter di pagare le tasse e quindi affossare il sistema sanitario nazionale. A quello semmai ci pensano ormai in troppi in Italia.
          Per finire, ho visitato il tuo link che per altro conoscevo già. Credo che ogni idea o movimento, che sia riferito a Pallante o a Sempronio, abbia bisogno di instaurare una dialettica con chi la vede diversamente. Credo però che argomentare nel modo che ho letto sul sito che mi hai linkato (vedi l’esempio delle ciliegie marce, che mi sembrano solo strumentalizzate per dimostrare le erronee considerazioni di Pallante) possa solo esser un divertente esercizio per chi lo fa, non certo il modo per instaurare una dialettica aperta e costruttiva.
          Buona vita.

          • 26 ottobre 2009 12:35

            Scusa, ma secondo te i medici di cosa campano? (sarebbe bello se tu intervenissi sul blog, proprio per “instaurare una dialettica aperta e costruttiva”. Ce ne fosse uno, dico uno tra quelli invitati, che lo abbia fatto: alla faccia dell’impegno e delle sorti del mondo…)
            Con questo non voglio ulteriormente tediarti con le mie considerazioni. Ti basti sapere che non mi stuferò mai di mettere in evidenza tutte le contraddizioni e le illogicità del pensiero della decrescita.
            Saluti

  2. Anonimo permalink
    10 settembre 2009 18:14

    ho 24 anni, credo in un cambiamnto possibile…non credo si possa andare avnti così. Ho per questo deciso di farci una tesi di laurea sull’argomento della Decrescita felice. Dimostrare che “fa bene”

    • iononmiallineo permalink
      10 settembre 2009 19:25

      Ciao. Che bello, mi pare un’ottima idea. Ho visto sul sito MDF che ci sono già delle tesi di laurea sull’argomento. Interessante vedere che il movimento sta entrando nelle università, sta diventando davvero un fenomeno culturale.

      In bocca al lupo e tienici pure informati degli sviluppi sul blog.

      Buona vita

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